Omar Pedrini: i primi 50 anni del “cane sciolto del rock”

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Tagliato il traguardo dei 50 anni, Omar, “il Guerriero” degli ex Timorìa, si racconta in un’intensa autobiografia, uscita da pochi mesi e opera di Federico Scarioni. La vita artistica e personale dello zio rock, come lo chiamano i fan, si intrecciano tra accelerazioni e rallentamenti forzati, tra eccessi e ritorni, tra amici, concerti e mille orizzonti esplorati; una storia, la sua, che lo riconferma un’eccellenza nel panorama musicale italiano.
Il libro si intitola “Cane sciolto” e accompagna il suo ultimo album “Come se non ci fosse un domani”, un inno all’urgenza di inseguire le proprie passioni. La sua vita l’ha vissuta proprio facendo questo, lui, grande musicista attratto dal mondo dell’arte e super esperto di vino. Dai Timoria alla carriera solista, dalla TV alla radio, dall’incontro con l’enologo e scrittore Luigi Veronelli, fino al podere senese dove coltiva viti e dove sogna di potersi ritirare, teniamo il suo libro sulle ginocchia e ci immergiamo nelle sue avventure. Ci tornano in mente le parole con cui ci ha raccontato il suo amore per il vino, per la Toscana e per il nostro Vino Nobile di Montepulciano, in cui un po’ – dice – si riconosce, così “forte, spigoloso, difficile da domare… insomma una rockstar”. Parole che restano impresse, proprio come le sue canzoni, e che ce lo fanno amare ieri e oggi, come se non ci fosse un domani.

Come nasce la tua passione per il vino?
Sono cresciuto tra i vigneti della Franciacorta, quindi probabilmente era dentro di me da subito, eppure diciamo che la scintilla d’amore è scattata all’età di 24 anni, prima mi dava persino fastidio l’odore. Mi sono appassionato leggendo una poesia di Giacomo Bologna e ho capito l’incredibile mondo che c’era dietro. Da quel momento sono diventato un vero e proprio “wine lover” tanto che tappa per tappa dei concerti mi piaceva andare a scoprire i vini di quel territorio.

Poi l’incontro con il padre del vino, Luigi Veronelli
Ci siamo conosciuti a MTV durante la registrazione di un programma. Da subito è nato un rapporto speciale al punto che a un certo punto lo stesso Veronelli ha detto che mi considerava il figlio maschio che non aveva avuto… Mi ha dato tanto Veronelli. Prima di lui, il vino era bianco o rosso, poi ha cominciato a parlarne, al pubblico, ma anche agli stessi produttori, cambiando in Italia il modo di approcciarsi a questo prodotto e lo ha fatto in tempi non sospetti, questo è per lui un grande valore.

Il tuo amore per la Toscana?
Da qualche anno sono proprietario di una piccola tenuta a Cetona, non lontano da Montepulciano. Qui abbiamo un piccolo vigneto e un oliveto e produciamo olio e vino per uso familiare e per gli amici che mi vengono a trovare. Mi sono appassionato della Toscana da subito, mi piace il modo “lento” di vivere in campagna, in queste campagne in particolare dove il valore della terra si percepisce più che altrove e le tradizioni enogastronomiche sono radicate nelle persone, prima che negli interessi.

A Montepulciano sei stato più volte “padrino” e giurato di A Tavola con il Nobile.
Vero e spero che mi richiamino a farlo dal Consorzio! Scherzi a parte, non passa volta che non vengo in Toscana in cui faccio un salto a Montepulciano. Qui è bello tutto, a partire dai palazzi e dal paesaggio, così come dal cibo e naturalmente il Vino Nobile di Montepulciano, vera espressione del Sangiovese, questo vitigno in cui un po’ mi riconosco, forte, spigoloso, difficile da domare, insomma una rockstar.

Il Vino Nobile è un vino da invecchiamento, secondo te le canzoni sono come il vino?
Io scrivo molte canzoni che poi lascio lì a “decantare” e quando le riascolto dopo un po’ ne capisco meglio il valore. Un po’ come il vino sì. Del resto il musicista è un po’ come il vignaiolo e io che suono la chitarra ho le mani come un vignaiolo. Si deve curare il testo, così come una vite, poi lasciar fare il proprio corso naturale.

Cibo e vino?
Fondamentale abbinamento. Un vino buono si esalta con un cibo buono e viceversa, me lo ha insegnato Gino Veronelli. In Toscana non si scherza, adoro i pici all’aglione e naturalmente quando passo da Cetona una bistecca di Chianina Igp dal macellaio di fiducia non me la toglie nessuno.

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